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L'attuale chiesa di S. Martino fu iniziata nella sua costruzione nel 1755 sulle fondazioni dell'antica chiesa già dedicata allo tesso Santo.
Seguendo le indicazioni offerteci dalle relazioni curiali delle visite dei Vescovi, l'antica chiesa di S. Martino aveva tre navate e tre porte d'ingresso. Una delle due porte a lato della centrale era stata chiusa a muro per concedere spazio all'interno e porvi accanto un confessionale in cui vi era la Bolla per i casi riservati e i Decreti. Lo stile della chiesa era gotico-romanico, come appare dai resti e l'interno era con cripta a cui si accedeva dall'esterno. Gli altari erano tre, nel pavimento erano stati scavati cinque sepolcri, tutti riservati a famiglie e società e vi era un campanile ed una sacrestia molto piccola. Nel 1621 vi erano tre altari: Maggiore, del Rosario, di S. Michele. Nel 1627 gli altari della chiesa di S. Martino erano cinque, ai tre precedenti si erano aggiunti quello di S. Francesco e quello di S. Antonio. Nel 1635 fu aggiunto un sesto altare detto "dei defunti". Nello stesso anno il Vescovo Broglia visitò per la seconda volta Castagnole rivedendo S. Martino, fu dolente di definirla "malandata e distrutta dal tempo" ed al Parroco il Vescovo propose di chiudere S. Martino, anzi di abbatterla, lasciando solo "i muri periferici", per usare il sito interno come cimitero in mezzo al quale si doveva erigere una croce. La decisione del Vescovo però non fu attuata; S. Martino, per volere ed a spese del popolo, continuò ad essere sostenuta, ritoccata con i più necessari restauri, ed officiata in subordinazione alla chiesa di S. Maria del Castello, che da parecchi decenni funzionava da parrocchia. Nel 1658 un'altra visita vescovile, quella del Vescovo Vincenzo Roero, portò a nuove conclusioni; osservate con attenzione le dettagliate condizioni della chiesa di S.Martino si venne nella determinazione di ordinare la riparazione in modo che si potesse celebrare. Difatti nella visita del 1663 lo stesso Vescovo constatò che le sue parole di esortazione scritte cinque anni prima avevano sortito effetto altamente positivo a tal punto che ora nella chiesa si sarebbero potuti svolgere riti cresimali. La chiesa di S. Martino in questa visita si trovava nelle seguenti migliorate condizioni: Altare Magiore, Altare di S. Francesco, Altare del Suffragio, Altare di S. Michele, Altare del Rosario, Altare SS. Annunziata, Altare di S. Antonio. Cosicchè gli altari di S. Martino, che erano cinque nel 1627, diventarono sette dopo il 1660 il che era se no di profonda religiosità, di generosità e di conseguente benessere. Nel 1669 Castagnole era visitato dal Vescovo Aurelio Tornati; dopo le funzioni, il Vescovo visti gli altari curati ed ordinati considerò la possibilità di un restauro e ordinò che la chiesa fosse riparata dal comune entro l'anno sotto pena di intercetto. La riparazione avrebbe tenuto in massima considerazione la presenza dell'antico cimitero annesso ed i sepolcri interni alla chiesa stessa. Nel 1699 un altro Vescovo: Mons. Vincenzo Milliavacca, durante la sua prima visita alla chiesa di S. Martino la trovò abbellita e restaurata con cura nei limiti che potè offrire la sua arcivecchia struttura. Di quella restaurazione esiste un documento affermante che per abbellire la facciata aveva lavorato un artigiano di Montemagno, il quale l'aveva dotata di tre dipinti, anche la volta era stata dipinta completamente ed erano state aperte due finestre. A fine secolo, la parrocchia di S. Martino era stata serimente rappezzata, sostenuta più dalla buona volontà che da muri resistenti sebbene poderosi, ma infraciditi dalle intemperie, inoltre si nota una volontà insistente ed ardimentosa di conservare quanto vi era di antico, nelle manifestazioni della fede a vita e nei segni segreti d'affetto e di tradizione, legati alle famiglie del paese, ognuna delle quali vi aveva posto un sigillo di sè che sperò indefettibile ed imperituro. Nel 171O, il 25 maggio, venne per la terza ed ultima volta in visita pastorale il Vescovo Milliavacca ed ebbe ancora parole di compiacenza per l'ordine realizzato con tanti sacrifici. Consigliò il Parroco di fabbricarsi una casa canonica, (che tra l'altro era già in progetto), a riparare il campanile ed abbattere la cappella di S. Eufemia malandata e cadente, (che però non fu abbattuta). Il primo consiglio vescovile ad essere tradotto in atto fu la restaurazione del campanile. Il 28 maggio 1714 i sindaci propongono al consiglio che questo popolo ha deliberato di assistere e di intervenire con quel poco che ciascuno poteva, all'incominciata opera della riedificazione della chiesa di S. Martino. Il documento ci pare più che chiaro, ma non sortì che l'effetto di un'accurata riparazione dell'antica parrocchiale. A sei anni dall'inizio dei lavori della totale o parziale riparazione della vecchia chiesa, si era giunti ai tetti, per i quali occorrevano, secondo i documenti, travi robuste e ben stagionate e nel 1720 il prevosto Don Marelli fa tagliare alberi per aiutare la chiesa parrocchiale. Dopo molti anni, nel 1749 in una richiesta al marchese detentore del feudo castagnolese, si parla ormai con concretezza di una "pia intenzione del popolo di costruire, con l'aiuto del Signore, una nuova parrocchia". Nel 1755 si venne alla decisione che la nuova parroccnia fosse edificata sull'antica chiesa di S. Martino e per tutto l'anno furono fatti preparativi per il sito e le necessarie opere di demolizione. Nel 1756 si parla di una intrapresa fabbrica della nuova chiesa parrocchiale dietro il progetto dell'ingegner Giannotti. Le funzioni religiose e l'organo per i canti erano stati trasportati dalla chiesa di S. Martino a quella dell'Annunziata. Dopo tanti sacrifici in denaro ed in manodopera, da parte della popolazione, la chiesa viene terminata nel 1768. Nel 1769 si deliberò: "di deporre banchi e banchette nei loro rispettivi siti che si trovavano avere nella parrocchiale antica". L'attuale chiesa era definitivamente terminata. La chiesa di S. Martino è una costruzine di stile barocco piemontese. La sua facciata, in mattoni a vista, con lesene e disegni geometrici tipicamente barocchi, presenta ai lati della porta costituita da otto pannelli in stile barocco settecentesco, due nicchie. Dietro la chiesa dalla parte sinistra, si erge il campanile, costruzione alta 37 mt. La chiesa internamente, è a croce latina con tre navate: quella centrale più ampia delle altre due e con una cupola, termina con una vasta abside con tre ampie aperture. Le navate minori terminano invece, quella a sinistra col muro adiacente il campanile e con una nicchia della B.V. di Lourdes, quella destra con la porta che immette in una sacrestia ed un retrosacrestia. Tutta la struttura è sorretta da pilastri quadrati compositi che sfociano in vaste arcate. Ai due lati dell'entrata troviamo due acquasantiere che presentano la data di fattura del 1489. Nella navata sinistra, nel muro adiacente la piazza, abbiamo il Battistero sormontato da un quadro raffigurante il Battesimo di Cristo. Oggi la chiesa di S. Martino ha sette altari. Nella navata destra, il primo è dedicato a S. Antonio Abate con un quadro del Moncalvo, ed una cornice in legno scolpito del 1500; la struttura dell'altare è sorretta da due cariatidi e da colonne scanellate ioniche, ai piedi delle due cariatidi si trovano due statue simili di S. Anna,(patrona del paese), con la Madonna bamina e due statuette in legno di S.Francesco e S. Domenico. Il secondo altare è dotato di un dipinto che rappresenta l'annunciazione in un'atmosfera tipicamente settecentesca: la Madonna è vestita con lussuosi drappeggi. Il terzo altare è dedicato a S.Giuseppe, con un dipinto che rappresenta la nascita di Gesù. Analizzando ora gli altari della parte sinistra abbiamo un primo altare di fattura mediocre dedicato a S.Vincenzo. Il secondo altare, che è anche il secondo come importanza nella chiesa, dopo il maggiore, è posto in un vano architetoonico che ricorda la chiesa precedente sporgente esternamente dalla chiesa ed arretrato rispetto al muro interno; esso è dedicato alla Madonna del Rosario. Ai lati di questo altare vi sono due vaste nicchie chiuse a vetrata che contengono: la statua della Madonna del Rosario, l'Immacolata e l'Addolorata. L'architettura di questo altare, costituita da due cariatidi che sorreggono con la testa un capitello ionico e da due lesene scanellate corinzie, presenta nel centro un'ammirevole tela del Moncalvo rappresentante la Madonna del Rosario, con dipinti i quindici misteri del S. Rosario. I manti delle cariatidi e tutte le decorazioni di questo altare sono interamente rivestiti in oro. Il terzo altare è dedicato a S. Anonio da Padova. L'altare Maggiore, interamente composto da svariate qualità di marmi, ha un tabernacolo di sicurezza con portina dorata raffigurante la Resurrezione. Oggetti di valore in questa chiesa sono: i quadri della Via Crucis del Pittatore e la riproduzione della Cena del Signore in legno sotto il quadro di S. Antonio Abate. Da ricordare inoltre l'artistico e ricco ostensorio d'argento, alcune statue lignee: S. Martino (Patrono della Chiesa) l'Immacolata, l'Addolorata, S.Rocco e S.Margherita (statua del sec. XVI), la Madonna del Rosario ed infine quella più pregiata, quella di S. Anna con la Madonna bambina, opera anch'essa del XVI secolo. |