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Castagnole di Casale, com'era chiamato il paese nell'Ottocento, per la sua appartenenza all'omonima Provincia di Casale,
si presentò il mattino del 16 maggio 1870 con un'aria purissima ed ampie e pulite vie: buone scuole, un archivio comunale
ordinatissimo, una fiorente società operaia ed un teatro sulle scene del quale recitano i dilettanti del borgo o gli alunni
delle classi superiori a scopo di beneficienza. Così annotava Giuseppe Niccolini, Regio Verificatore dei Pesi e Misure della
Provincia di Casale, che da Montemagno saliva a Castagnole tra la vegetazione rigogliosissima, i vigneti che promettono assai
e l'erbe dei prati che attendono la falce che tutte deve eguagliarle.
Il crollo della civiltà di Roma, provocò una catastrofe raramente immaginabile al punto che le popolazioni imbarbarite sotto l'orrorifica invasione germanica si rifugiarono sui colli e nelle foreste insediando altre unità demiche spesso traenti nome dalle particolarità dell' area abitata, nel caso nostro dalla modesta selva di castagni dov' essi edificarono il nuovo insediamento di Castagnole: piccolo bosco di castagni. Tracce toponimiche della presenza del VI - VII secolo d. C. ce le porgono i già menzionati catasti comunali, perché la terra, tremendamente conservatrice, tramanda ai posteri la storia di tutti gli insediamenti succedutisi sulle proprie zolle. Sull'obliato substrato romano, compaiono a Castagnole i toponimi Brunengho, Visone, Germano che attestano la presenza dei nuovi conquistatori. Bruno, con la desinenza in -engo caratteristica dei Langobardi, Widisio, il cui genitivo Widisionis dette nome alla valle omonima e Germano, il nome etnico appunto dei Germani. Il prato Ghiraldo propone il personale tedesco formato da gaira, lancia e da hardhu forte, ossia/arte) valoroso con la lancia. Superato il dominio Langobardo e Franco, le nuove incursioni dei Saraceni provocarono ulteriori allarmi con i successivi incastellamenti dei quali troviamo traccia nei toponimi super podium Castrovelle ossia sul poggio di Castelvecchio) con il Ricetto ed il castrum vicinale: il castello dei vicim; di coloro, cioè, che componevano il proprio nucleo del centro medioevale, al quale si affiancò il Burgum novum. Castagnole entra in tal modo nella storia medioevale e nelle rivalità tra Monferrato ed Asti. Da un lato il Marchesato Aleramico inglobava i colli a ridosso della pianura astigiana, riconosciuti appartenenti a Guglielmo IV di Monferrato dall'Imperatore Federico I il 13 ottobre 1164. Dall' altro lato, il Comune di Asti, ben .noto per le proprie mire espansionistiche, tentava di assoggettare anche Castagnole, dove i Signori feudali, discesi dai ceppi dei conquistatori langobardi che tale è l'origine della feudalità monferfina - ossia i di Castagnole, si schieravano con i Marchesi nostri. In alcuni trattati, che in ordine di tempo vennero poi stipulati tra Asti e i Marchesi di Monferrato, costoro dettero garanzia che da Castagnole non sarebbe venuto danno alcuno al Comune astese, che si riservò il diritto di porre in tale località uno o più castellani di sua scelta e di provata fedeltà. La situazione si capovolse quando Guglielmo VII il Grande fu fatto, a tradimento, prigioniero degli Alessandrini. A causa della minore età del figlio Giovanni I, Asti tolse il feudo ai Marchesi monferrini e costrinse i Signori del luogo a fare atto di sudditanza: il 15 giugno 1292, infatti, Emanuele di Castagnole, i suoi consorti in feudo con altri possessori di giurisdizione feudale donarono il castello ed il villaggio ad Asti, insieme con i loro uomini che vi abitavano, prestando giuramento di fedeltà al Comune astese, ricevendone quindi l'investitura. Il trattato di pace seguito nello stesso mese tra Asti e Monferrato, riconfermò il dominio su Castagnole al Comune. Ma dopo qualche anno il villaggio ritornò sotto la giurisdizione monferrina. Dei signori locali, ossia i di Castagnole, merita d'essere ricordato Bertino, uno dei principali vassalli monferrini che, morto l'ultimo degli Aleramici, il marchese Giovanni I, assisté al parlamento tenutosi in Trino, nel 1305, nel quale si decise d'inviare ambasciatori all' erede Violante, sorella del defunto, sposa di Andronico Paleologo Imperatore Romano d'Oriente a Costantinopoli.
Nel 1306 il paese con altre località fu dato in pegno a Carlo di Provenza dal
marchese di Saluzzo, che aveva con lui stretto lega, perché si rifiutava di accettare
il riconoscimento di Teodoro I Paleologo, figlio secondogenito di Andronico e di Violante,
ad unico Signore di Monferrato. Nel 1309, i rappresentanti di Castagnole presero parte
a un Parlamento in Chivasso e figurano presenti anche nei successivi: Castagnole risulta
quindi ormai parte integrante dello Stato e ne segue la sorte.
I Paleologo di Monferrato ebbero molteplici conferme del loro dominio sul villaggio,
tra le quali il diploma dell'imperatore Carlo IV nel 1355 e quello di Massimiliano I,
nel 1494. Nel 1391 il castello ed il paese ospitarono le truppe di Facino Cane, il temibile
condottiero di ventura, in quegli anni alle dipendenze del marchese Teodoro II.
CASTELLO
ARCHIVIO COMUNALE Nell'Ottocento il Niccolini trovò l'archivio ordinatissimo, oggi lo si può classificare ordinato. I convocati e le deliberazioni incominciano nel 1494 per continuare, con qualche lacuna, fino ai giorni nostri. Ragguardevoli i registri catastali che iniziano nel 1535 con il manoscritto redatto in bella grafica gotica, poi umanistica: serie completa fino ad oggi. La mappa del territorio comunale fu redatta nel 1757.
STEMMA
Lo stemma comunale non esiste perché quello usato oggi altro non è se non quello della famiglia dei Conti Cotti di Scurzolengo di
Ceres. Ma la Comunità può vantare una delle più antiche raffigurazioni araldiche relative a stemmi comunali monferrini. Infatti
nella chiesa parrocchiale ammiriamo le due acquasantiere rinascimentali che recano ben visibile scolpito in bassorilievo lo stemma
comunale, in apposita placca marmorea, che risulta composto dal rametto con due foglie fruttato dal riccio di castagna.
L'acquasantiere furono offerte dal Comune alla chiesa nel 1589, come traspare dalla incisione d'epoca: Comunità de Castagnoli 1589
/ Ceduti per M. Quilico Castaldo a nome della Cuminità. Ossia cedute da M. Quilico Castaldo, a nome della Comunità.
CHIESE La chiesa parrocchiale dedicata a San Martino formava una vicaria comprendente anche le chiese di S. Eufemia e di S. Margherita. Nel secolo XVI le chiese in Castagnole risultavano, oltre la parrocchiale, Santa Maria in castro accudita in età medioevale dai Dòmini loci, l'oratorio di San Michele e quello dell'Annunziata, la cappella della Vergine sul bricco. N el1714 fu decisa la costruzione della chiesa di San Martino sul vetusto e medioevale edificio pericolante. Ma la pratica si trascinò, tra varie vicende, fino al 1756: a poco a poco la nuova chiesa prese forma con il relativo campanile talché oggi si presenta in pregevole stile barocco a tre navate con cappelle laterali decorate da tre tele del Moncalvo. Notevole la statua lignea di Santa Margherita e una scultura in legno che rappresenta L'ultima Cena, lavoro pregevole eseguito a Roma nel convento di Santa Maria. E le due acquasantiere rinascimentali, collocate nel pronao, datate 1589 con lo stemma della Comunità, delle quali si è già scritto. La chiesa dell' Annunciata sorge contrapposta alla parrocchiale, in bel barocco piemontese con il portale intagliato, ma la cui fiancata destra è coperta dal blocco moderno un poco stridente della casa municipale. La cappella di San Rocco risale al Seicento e custodisce un'espressiva statua lignea del santo: ora è dedicata alla Madonna di Fatima.
EDIFICI RAGGUARDEVOLI Castagnole è paese ricco di case di notevole interesse storico ed artistico ma bisognerebbe poter penetrare in molte di esse per goderne in pieno la bellezza un po' recondita. Solo alcune si palesano subito in tutta la loro suggestività ed armonia di elementi architettonici scriveva anni or sono Lodovico Vergano. Si tratta delle case Borgo, Zappa, Vogliotti, Castelli, Bossotti, Marengo, Vajro, Ferraris, Bruno con le loro particolari caratteristiche architettoniche di vari stili, ma soprattutto legate al barocco settecentesco che presenta una finezza ed una purità di linee tutta monferrina. Citiamo, inoltre, il gruppo edilizio castellano con echi quattrocenteschi, il palazzo della tenuta Colombé dei Conti Rogeri di Villanova con l'incorporata cappella ed altare con la croce dell'Ordine Mauriziano. Il palazzo dei Conti Biglione con il bel porticato del tardo settecento.
Un Rembrandt a Castagnole?
CHIESE Le sepolture avvenivano anteriormente al secolo XIX nel sottosuolo delle chiese come già scritto. Nel 1770 fu impossibile inumare altri cadaveri perché il fetore ammorbava l'edificio. Nel 1775 si decise la sepoltura nella chiesa dell' Annunziata in attesa della sistemazione dell' area cimiteriale. L'antico cimitero fu sistemato presso la diruta chiesa di Santa Maria in castro donde nel 1787 furono asportati gli ossami. Nell'Ottocento, il camposanto trovò la sua sede definitiva nell' odierna località. Molti i sepolcreti monumentali: segnaliamo quello in stile liberty della famiglia Vogliotti con le salme di Luigi Vogliotti, Colonnello dei Reali Carabinieri (16 ottobre 1838 - 10 marzo 1910) e del cav. Pietro Bonamico, Maggiore del Genio Aeronautico. Notevoli anche le edicole funerarie dei Cadano, neogotiche, dei Borgo, in mattoni a vista con mosaici, dei Marengo e dei Bianco. Nella tomba Calosso, dove sono sepolti il Segretario Comunale Innocenzo ed il medico Benedetto, si ammira, commossi, il bel monumentino liberty, in bassorilievo con lo stemma Sabaudo, del giovane studente in legge Mario Calosso, Tenente del 38° Rgt. Fanteria morto eroicamente a Plava il 12 giugno 1915.
PRODOTTI LOCALI Si coltivarono vitigni già in età romana e si proseguì ininterrottamente per duemila anni fino ad oggi. I catasti del 1535 sottolineano la presenza intensiva della vite con fitti elenchi di vigne a//ilagnate. Esiste anche la località Valvinera che nei catasti citati è registrata col titolo di Valle Vineria con riferimento alle vigne ed alla lavorazione delle uve. Ancor oggi, nella tenuta Colombé dei conti Rogeri di Villanova, si ammira il torchio da vino la cui trave superiore risale al 1786 e la vite al 1830. Nel 1840 risulta che il principale prodotto è il vino fra cui la Barbera, la Malvasia, il Brachetto. Recentemente ripristinata anche la prestigiosa produzione del Ruché. Negli infernotti di alcune cantine locali si trovano statue con figure di contadini scolpite nel tufo, risalenti allo scorso secolo.
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